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21 ago 2013

Da Livigno al passo dello Stelvio.

Lunedì 5 agosto giornata stupenda il giro è programmato non manca nulla, entusiasmo, voglia di faticare, auto al seguito, tutto a puntino come un giro del genere richiede, non si possono eludere i particolari e più avanti scopriremo il perchè.
La sveglia non suona, in vacanza non funziona ed è una bellissima cosa, ci si alza da soli senza aiuti tecnologici o orologi, l'ora è quella del sole.
Dopo un' attenta e buona colazione si parte, il primo tratto per forza di cose va  affrontato in auto, il passo del Gallo è chiuso alle bici (è disponibile un servizio bus e navetta), la partenza vera e propria avviene a Zernez appena fuori dal tunnel.
Francesca è in ammiraglia addetta alla logistica di supporto, io invece sono al vento con la specialissima.



Si parte la valle che porta al passo del Forno è veramente bella, pedali e ti guardi intorno, e nella testa ti suona la canzone di Max Pezzali che dice:   "Basta un giorno così a
cancellare centoventi giorni stronzi e
basta un giorno così
a cacciare via tutti gli sbattimenti che
ogni giorno sembran sempre di più
ogni giorno fan paura di più
ogni giorno però non adesso adesso adesso
che c'è un giorno così"
Intanto la strada sale e l'andatura impostata dalla testa è prudente, si arriva al passo del Forno dopo 10 km circa, qui inizia una lunga e voloce discesa che termina alla dogana, si ritorna in Italia, si attraversano le periferie di Malles e Glorenza questi posti mi riportano indietro negli anni esattamente al 1986. Arrivato a Prato allo Stelvio mi accorgo che il caldo sarà insieme al dislivello della salita un duro ostacolo, la mia fortuna, forse è più giusto dire la mia organizzazione fà in modo che i rifornimenti idrici siano sempre alla portata, l'acqua diventa l'alleato numero uno, un valore aggiunto, se avessi dovuto cercare le fontane avrei passato molto tempo fermo senza pedalare con le dovute conseguenze. Finalmente la salita, la prima parte dolce con il rumore del torrente che scende da un lato e dall'altro il rumore fastidioso del traffico motociclistico e automobilistico che sale e scende, lo Stelvio affascina tutti, non è solo per i ciclisti, il rispetto e la tolleranza devono sempre essere a doppio senso.
Trovo l' andatura ideale, quella che ti consente di pedalare per ore anche in salita, non ci sono vie di mezzo lo Stelvio è come una donna da corteggiare se esageri ti respinge subito, ci vuole molto rispetto, garbo ed esperienza. Tutto procede per il meglio, si fatica il sudore scende, il caldo è davvero fastidioso e diventa più difficile della pendenza, quello che provo dentro man mano che mi avvicino alla vetta è indescrivibile, i pensieri più importanti vanno a chi mi guarda dall'alto, lui che mi descriveva con passione le imprese eroiche del grande Fausto, arrivo vicino alla vetta e mi commuovo, non posso non dedicare a mio papà questa impresa.
Intanto Francesca fà davvero i miracoli per gestire i rifornimenti, ha i suoi bei problemini a trovare posti per sostare e passare le borracce, ma il tutto riesce alla perfezione. Allo scollinamento foto di rito, richiudo la zipp ed inizio la discesa, non ho fatto molte volte lo Stelvio, non mi è mai capitato però di scendere come sono salito senza coprirmi, siamo a 2700 mt sul livello del mare.
La discesa è talmente veloce che mi ritrovo nell'inferno di Bormio, inferno non perchè sia un brutto posto ma per il caldo torrido, il garmin segna 42°, inizio la salita del passo del Foscagno e dopo alcuni km getto la spugna, il caldo mi ha finito, mi fermo vado alla macchina, mi rinfresco per bene, mi cambio e salgo. Sono stato sconfitto dalla natura, accetto il tutto con la soddisfazione di avere fatto comunque un bel giro, dalla macchina mi godo il resto del meraviglioso panorama che la natura ci regala, torno a Livigno pronto per un'altra avventura.
Il passo dello Stelvio è una salita dura, le avversità sono tante, la pendenza è per molti tratti in doppia cifra, il dislivello il chilometraggio e l'altitudine sono notevoli, non è una salita da prendere a cuor leggero, io ho usato un 39x28, in alcuni punti se avessi avuto un rapporto più agile lo avrei utilizzato volentieri.
Merita provare l'emozione che la cima ci dà almeno una volta nella vita, un ciclista la deve avere nel suo palmares, l'importante è che si affronti con un allenamento adeguato e tutte le precauzioni del caso, lo Stelvio non va assolutamente preso sottogamba.


2 commenti:

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  2. Vaiiii Roby, sei stato fortunato che non ero ancora arrivato a Livigno altrimenti il Foscano lo facevi a piedi con me, comunque a parte la battuta è un giro stupendo che non ti permette di sbagliare nulla altrimenti le tante ore passate in sella ti presentano il conto.

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Grazie per aver commentato.