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05 set 2011

L'ultima "cotta"

L'ultima "cotta" oppure "bambola" o la cosiddetta "scimmia" mi arriva in un freddo giorno d'estate, questo mese di luglio.
Parto da casa alle 8.30 ed ho freddo nella discesa che da Albavilla va ad Erba, l'obbiettivo è il Passo dello Spluga il mio prima passo alpino conquistato ormai tanti anni fa quando i pedali avevano i punta piedi e venivano stretti con i cinghietti, il cambio aveva i manettini al telaio, il carbonio ed anche l'alluminio erano sogni futuristici,  i rapporti agili erano il 42x21e le ruote avevano i palmer.
Con buona cadenza di pedalata ed andatura di crociera mi porto sulla sponda lecchese del lago di Como, la strada è bagnata dal temporale notturno e la pelle d'oca sulle braccia mi ricorda che esistono anche le manichette, la voglia di abbronzatura da ciclista prevale sul freddo.
Mi sento bene e di buon passo mi trovo all'inizio della salita avendo già sulle gambe 90 km ed un media oraria di 33 km/h, forse troppo alta per essere da solo e non aver sfruttato scie, merito del vento a favore, me ne rendo conto quando il vento gira e me lo trovo in faccia proprio all'inizio della salita.
Stavolta i rapporti e il peso della bici sono dei parenti lontani rispetto alla mia prima volta, monto un 39x25 e la bici peserà 2 - 3 kg in meno.
Il vento è forte ed il tratto in salita che va  verso il centro di Chiavenna è un vero calvario, tanto che mi dico ma chi cavolo me lo ha fatto fare.
Ho una sfida personale da compiere arrivare allo Spluga abbassando i tempi senza mangiare, solo bere è consentito acqua ovviamente.
Inizia la salita e prendo il mio passo con la mia cadenza ideale, salgo bene fino a Campodolcino, sono nei tempi previsti e mi sento bene, manca ancora parecchio alla cima e le temperature scendono ed incomincia anche a piovigginare, il vento è sempre contrario, mentre percorro i famosi tornanti che portano a Madesimo inizio a sentire il vuoto, diminuisco la velocità e la mantengo in modo tale da non perdere l'equilibrio in poche parole come si dice in gergo inizio a strisciare, qualche accenno di ripresa lo avverto, è imminente però l'accensione della spia rossa.
La temperatura fredda, la pioggia e la salita mi fanno proprio evitare che la spia rossa si accenda, finisce proprio la benzina, a questo punto non serve più nemmeno mangiare, mi attacco agli zuccheri di riserva portati per scaramanzia, una piccola iniezione di fiducia arriva ai muscoli giusto per arrivare in cima infreddolito e completamente finito, il cielo è grigio il vento forte e qualche fiocco di neve scende, l'obbiettivo è sfumato, ha vinto la montagna, nonostante tutto felice e contento per essere arrivato alla fine anche abbassando i tempi.
Morale la montagna non perdona la crisi di fame sulle salite over 20 è dietro l'angolo, 1 km in salita da finito equivale a 10 in piano controvento.

130 km e 2000 mt di dislivello appena sotto alle 5 ore.



2 commenti:

  1. Mi era sfuggito qs post :-) Grande Roby, arrivare in cima allo Spluga da casa senza mangiare e bevendo solo H20 è una bella sfida. Concordo sulle salite over 20km, avendone fatta indigestione ho imparato che a parità di dislivello fa molto più "male" 1 da 24km che 3 da 8km... inutile spiegare perchè, solo che noi pur avendone qua in Italia anche lunghe, siamo mentalizzati su quelle under 10km!!!

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