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04 dic 2008

Ritratto breve di Fausto Coppi

di Gianni Brera
"La Gazzetta dello Sport", 27/7/1949
Parigi, 26 luglio.
Cosi' l'ha fatto il buon Dio che se tu lo vedi all'impiedi, uomo come tutti gli altri, costretto a mantenersi umilmente in equilibrio, la tua presunzione non se ne adonta.
La prima impressione Su due spalle stranamente esili s'innesta il capo che neri e lisci capelli, quasi mai pettinati, paiono rendere allungato a dismisura.
E il collo, che pure e'¨ sottile, quasi si perde nella secchezza della mandibola e nella nuca folta di capelli.
Il torace, per una anomalia che e'¨ invece funzionale e a tutta prima non ti spieghi, via via che scende, ingrandisce, lo sterno pare carenato come negli uccelli.
Ancora ogni normale linea anatomica viene smentita in lui da un improvviso dilatarsi delle anche, dall'assenza totale di un ventre che minimamente sporga, da una brevita' del tronco allorche' l'uomo e' all'impiedi, che rende vistosa assai la solida falcatura delle reni.
E poi queste reni brevi e potenti non paiono terminare, prosaicamente, in glutei, ma subito si continuano in cosce di inusitata lunghezza in cui balzano evidenti muscoli sciolti e affusolati. E sottili, nervose sono le ginocchia, snelli i polpacci, agili le caviglie.
Come lo vedi camminare quest'uomo, subito egli ti sembra goffo e sproporzionato, non fatto, direi, per muoversi in terra, come tutti.
Il suo passo, alla ricerca di un equilibrio malagevole e difficoltoso e' quasi stentato e sghembo. Le braccia, assai gracili, spiovono inerti, impacciate dalle spalle non larghe.
E la tua presunzione non se ne adonta.
Piccolo comune uomo quale sei, non ti entra al suo cospetto nell'animo l'amaro dell. umiliazione fisica, quel senso di inferiorita' che subito intimidisce e anzi talvolta annichila come di fronte all'atleta esteticamente bello e possente.
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