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14 gen 2008

l'anemia nell' atleta

di Enrico Arcelli

La cosiddetta "anemia dell'atleta" è abbastanza frequente in chi pratica sport di fondo, come i corridori, i marciatori, gli sciatori di fondo, i ciclisti, i triathleti e così via. Capita anche a chi si allena piuttosto intensamente, come i mezzofondisti dell'atletica, i nuotatori, ma anche chi pratica, a livello agonistico, anche altre discipline, individuali o di squadra.
CHE COS'È L'"ANEMIA DELL'ATLETA".
Per "anemia" si intende la diminuzione dei globuli rossi e dell'emoglobina. L'"anemia dell'atleta" è dovuta ad una carenza di ferro ("anemia sideropenica"). Il midollo osseo, vale a dire il tessuto nel quale si "fabbricano" i globuli rossi, non disponendo di una quantità sufficiente di ferro, una "materia prima" fondamentale, non riesce a fabbricare una quantità sufficiente di emoglobina, vale a dire della molecola che dà il colore rosso al sangue. Essa è contenuta in quella specie di palloncini che sono i globuli rossi e ha la funzione di trasportare l'ossigeno. Viene paragonata ad un trenino che carica l'ossigeno a livello dei polmoni (dove l'ossigeno arriva dall'aria, attraverso l'inspirazione) e lo porta in tutto il corpo.
Nel corridore del mezzofondo e del fondo, come si sa, è molto importante che arrivi molto ossigeno ai muscoli; quanto più ne arriva, infatti, tanto maggiore è la "benzina" di cui dispongono i muscoli per lavorare e tanto maggiore è, in linea di massima, la velocità di corsa che si riesce a mantenere. Se l'emoglobina è poca, come appunto nell'anemia, l'apporto di ossigeno ai muscoli - a parità di tutto il resto - è inferiore alla norma.
I valori normali di emoglobina sono nell'atleta di sesso maschile di circa 14,5 grammi per ogni 100 centimetri cubici di sangue; nella donna di circa 13,5 grammi.
LA FALSA ANEMIA.
E' necessario precisare, ad ogni modo, che quando in un atleta si hanno valori inferiori a quelli appena indicati non ci si trova necessariamente di fronte ad una vera e propria anemia. Si può trattare di una falsa anemia (o pseudoanemia), quella situazione - non rara negli atleti del mezzofondo e del fondo - nella quale in realtà l'allenamento determina un aumento del volume totale del sangue e, al tempo stesso, una sua diluizione. Ci sono atleti che - pur avendo meno di 14,5 g/100 ml di emoglobina se uomini o di 13,5 g/100 ml se donne - stanno benissimo, sono in piena forma e riescono a fare il loro primato personale. Gelindo Bordin, per esempio, ha vinto la maratona alle Olimpiadi del 1988 pur avendo 13,7 g/100 ml di emoglobina!
Si vedrà più avanti come sia possibile distinguere un'anemia vera da una falsa anemia.
LE CAUSE DELL'ANEMIA.
A causare l'anemia dell'atleta (quella vera), come si è detto, è la carenza di ferro. Di solito si dice che tale carenza è dovuta al fatto che le "entrate" sono inferiori alle "uscite": il ferro assorbito a livello dell'intestino, in altre parole, è meno di quello che viene perso.
Si tenga presente che il ferro assorbito (a meno che si prenda un farmaco che lo contiene) proviene dagli alimenti. Ma non tutto il ferro dei cibi viene assorbito. Va subito detto che nei cibi esistono due tipi di ferro:
- il ferro eme, quello delle carni, comprese quelle conservate (prosciutto, bresaola eccetera), includendo nel termine "carni" anche i prodotti della pesca (pesci, molluschi e crostacei);
- il ferro non-eme, quello di origine vegetale, vale a dire degli spinaci, del cacao, delle mandorle, dei fichi secchi e così via.
E' importante tenere presente che non tutto il ferro assunto con gli alimenti viene assimilato: nelle migliori situazioni, il ferro eme è assorbito per circa il 30%; il ferro non-eme, invece, per il 3% o meno.
E' questo il motivo per il quale i corridori vegetariani (che in pratica non prendono ferro eme) hanno una tendenza assai maggiore a diventare anemici. Spesso lo diventano in pochi mesi da quando smettono di consumare le carni. Ma anche chi normalmente consuma una discreta quantità di ferro eme, può diventare anemico. Chi corre d'abitudine, infatti, tende a perdere molto ferro attraverso il sudore, le urine e le feci.
Il sudore contiene 0,15-0,45 milligrammi di ferro per litro (nella donna, secondo alcune ricerche, è maggiore che nell'uomo); nei periodi più caldi dell'anno, dunque, le perdite attraverso questa via possono essere molto aumentate.
Le urine possono contenere emoglobina, uscita dai globuli rossi e non recuperata (perché in quantità eccessiva) dai meccanismi a ciò deputati, in particolare dall'aptoglobina; si tenga presente che, ad ogni passo, nei tessuti che rimangono compressi quando il piede tocca a terra, si rompono globuli rossi dai quali, dunque, esce emoglobina. Nelle urine ci possono essere anche globuli rossi (per esempio perché, durante le corse molto prolungate, le pareti della vescica possono sbattere fra loro determinando delle piccole lesioni della mucosa, oppure perché gli stessi globuli rossi, specie quando fa caldo, passano attraverso i capillari dilatati dei glomeruli renali) o mioglobina (per via di lesioni di fibre muscolari).
Le feci, infine, possono contenere globuli rossi per piccole emorragie che si verificano per esempio per lo scuotimento dell'intestino, soprattutto a livello del cecoQUANDO SI SVUOTANO I DEPOSITI DEL FERRO.
Nelle situazioni in cui si perde più ferro di quello che si assorbe, dapprima si ha soltanto una diminuzione dei depositi del ferro stesso nell'organismo; ciò determina il calo dei valori della ferritina nel sangue. In questi casi si può avere semplicemente la cosiddetta anemia pre-latente: possono essere del tutto normali la quantità di emoglobina, il numero dei globuli rossi, la loro dimensione e il loro contenuto in emoglobina; e il corridore sta bene ed è in piena efficienza.
Quando le "uscite" continuano ad essere superiori alle "entrate" (perdite di ferro maggiori del ferro assorbito dall'intestino), però, si ha una riduzione del ferro contenuto nel siero (sideremia), ma globuli rossi ed emoglobina sono ancora nella norma; spesso non ci sono ancora sintomi soggettivi. Si parla in questi casi di anemia latente.
Quando anche i globuli rossi e l'emoglobina cominciano a diminuire, si parla di anemia manifesta; l'atleta si sente stanco, a parità di sforzo riesce a tenere una velocità di corsa più bassa, i suoi tempi di recupero sono assai più lenti (in particolare quando fa le ripetute, ma lo stesso vale fra una seduta e la successiva), i muscoli dolgono; anche se non si allena, può sentirsi stanco. Di fronte ad un quadro di questo tipo, vale sempre la pena di sottoporsi ad un esame del sangue.

1 commento:

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